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domenica 18 giugno 2017

Il moralismo del mainstream

Qualche sera fa, dopo un piacevole incontro con alcuni soci romani (piacevole per me, per loro non ne ho idea...) me ne sono andato col nostro tesoriere a sentire il saggio di viola da gamba di Roberta in una chiesa che vi sfido a riconoscere... ma siccome sono buono, vi do subito l'indizio risolutore (la pala d'altare). Chissà quanti di quelli che fra voi vogliono brandire uno spadone a due mani per contrastare l'invasione (?) riconosceranno il santo effigiato?



Mentre si andava, Paolo mi raccontava come mi aveva conosciuto: leggendo Le aporie del più Europa su Micromega. Da lì era arrivato al blog. Poi aveva organizzato un incontro a Milano, con grande competenza, e il resto lo sapete (siamo rimasti in contatto, quando ho deciso di creare a/simmetrie l'ho incaricato di studiare il da farsi, ecc.).

Il suo racconto promuoveva in me diverse riflessioni.

La famiglia sta crescendo, come forse vedrete. Abbiamo superato quota 4000 lettori fissi, e stiamo per superare quota 40000 follower su Twitter. Questi ultimi contano abbastanza poco: credo che almeno un terzo siano bot, e ho dato loro appuntamento al 23 agosto, quando provvederò a spidocchiare la lista (cercate di non andarci di mezzo). In ogni caso, Twitter è una fogna e una perdita di tempo: credo che lascerò perdere, tanto le notizie venite comunque a darmele qui, dove la clientela è più selezionata. Ma la riflessione che facevo era diversa: mi stupisce vedere come il messaggio continui a diffondersi, e mi rallegra ogni volta che qualcuno scrive "sono arrivato qui x mesi fa" (con x<60). Mi stupisce perché, oggettivamente, questo blog non è di facile approccio. Non è un posto per turisti né per i temi trattati, né per il modo in cui vengono trattati, né per il modo in cui la discussione viene gestita.

Eppure continuiamo a crescere.

Ovviamente sarebbe importante sapere da ognuno di voi cosa vi ha portato qui. La mia sensazione è che sia importante evitare il tipico errore "de sinistra". Ricordate Eurodelitto ed eurocastigo? Cosa mi dice il simpatico agente della polizia politica, quando lo incontro dopo il dibattito? "I nostri non sono ancora pronti". Ecco: l'errore della sinistra "de sinistra" (ma anche della destra "de destra", onestamente) è quello di voler parlare "ai nostri". A sinistra, dato che ci si basa sulla presunzione di parlare ai povery, e che grazie alle politiche implementate dalla sinistra questi sono aumentati, la cosa avrebbe anche un senso, in linea puramente teorica! Certo, se fai il politico, come Serendippo amabilmente continua a ricordarci, non importa che tu sia un cialtrone, che tu menta sapendo o non sapendo di mentire, che tu prometta sapendo che non manterrai: contano i numeri.

O no?

Secondo me no, nel senso di "non solo". Conta un po' anche come li ottieni, questi numeri. Tuttavia questa discussione è puramente accademica (e infatti non di etica voglio parlarvi, ma di moralismo). Lo è perché nonostante le torsioni autoritarie che si cercherà di imporre alla legge elettorale, per realizzare un miracolo alla francese (governare con la maggioranza assoluta avendo ricevuto l'investitura da meno di un quinto della popolazione), qui da noi alla fine è probabile che la maggioranza non l'avrà nessuno, e si assisterà al paradosso di partiti che hanno cercato di raccogliere voti dichiarando che non si sarebbero alleati con nessuno, ma che per non buttare quei voti al cesso dovranno allearsi con qualcuno (e voi sapete che io vedo un asse PD-5* come non improbabile). Ora, il punto è semplice: se nessuno ha la maggioranza, parlare "ai nostri" non basta! Bisogna parlare anche "ai loro", cioè agli altri.

In un momento in cui gli interessi di tutti (dei nostri, dei vostri e dei loro) sono conclulcati da un progetto esterno alla nostra comunità nazionale, questo non dovrebbe essere difficilissimo. Eppure è impossibile, per i politici, che sono più risk averse delle nostre care nonnine: chi lascia la via vecchia per la nuova...

In ogni caso, dal racconto di Paolo capivo che il dialogo, del quale ho la stima che ho espresso nel post precedente e che rinuncio a tradurre in metafora, se ha un valore gnoseologico nullo, tuttavia un suo valore epistemico ce l'ha: muoversi in contesti inutili è una strategia tatticamente utile perché qualcuno a casa lo si riporta sempre. Non so se ricordate il contesto del 2012. Era un contesto in cui, tanto per esser chiari, Sergio mi diceva "Alberto, non puoi dire che l'euro è fascista, non puoi comportarti come Donald!" (ora lo dice lui), e io pensavo "Certo che questi sono proprio nati collaborazionisti!" (ora credo lo pensi lui - di altri). Le cose in cinque anni sono cambiate, e io ho rivisto le mie valutazioni, ma se allora avessi ritenuto di essere "integerrimo" e di non collaborare col nemico (che tale era ed è chi non aveva o non ha ancora compiutamente compreso in che guai siamo), semplicemente non avrei scritto per Sergio e non avrei conosciuto Paolo.

Così, occasioni come Pordenone, o l'almanacco di MicroMega (dove mi è stato contrapposto a mia insaputa come antitesi un ex funzionario di Banca d'Italia - in ovvio ed evidente conflitto di interessi e in overflow di luoghi comuni - e come sintesi un economista ignoto ai repertori internazionali della ricerca scientifica), se da un lato possono sembrare limitanti o controproducenti (perché in effetti esiste il rischio di nobilitare avversari privi di competenze specifiche o di dignità scientifica), d'altra parte, secondo me, un paio di volte all'anno vanno fatte. Se la differenza esiste (ed esiste a tutti i livelli: scientifico, politico e letterario) la si vede comunque, e il mio problema non è mai convincere chi non la vede: uno così è perso in ogni caso, e se lo si acquistasse non si saprebbe cosa fargli fare. Il mio problema è offrire agli altri, a chi sente che certe parole suonano false, l'opportunità di ritrovare fiducia nell'intelletto umano e nella sua capacità di ordinare i fatti in modo coerente.

Unire i puntini, insomma: quella sensazione tanto liberatoria, che vi ha trattenuto qui.

Resta poi il problema di come aiutare chi arriva qui a inserirsi, considerando che in questo blog è stato detto praticamente tutto quello che c'era da dire, molto grazie a voi, ma in un modo magmatico e sconnesso che deve in qualche modo essere sistematizzato. Certo, si può anche suggerire a chi vuole capire qualcosa di leggersi i due libri, ma sembra sempre inopportuno. Laggente sono (giustamente, per carità!) attaccati ai soldi, e quindi se gli suggerisci di cacciarli, ti imputano immediatamente un movente venale (non avendo alcuna idea di quanto si guadagni da un libro). D'altra parte, raccapezzarsi qua dentro non è facile. Io stesso mi stupisco di aver scritto certe cose, io stesso mi chiedo: "ma come avevo fatto a capirlo!?", considerando che ora mi sento piuttosto stanco e smarrito, e capisco solo che la Germania vuole l'atomica e che bisogna comunque prepararsi al peggio...

Mentre giravo per la chiesa, una chiesa sempre chiusa, di antichissima origine, ma praticamente ignota ai turisti, incontravo, così, buttato in un angolo, il noto blogger del primo secolo:


(e pensavo: a Giessen questo lo metterebbero - forse - in un museo), anche in versione anonima:


(chissà chi l'ha cancellato...).

Roberta aveva altro a cui pensare:


Accordava, accanto alla sua maestra (che era stata mia compagna di conservatorio, quando veniva nella classe di basso continuo ad aiutarci per i saggi), ed era sufficientemente concentrata da ignorare la ricchezza di ornamentazione:


e di memorie:


che in quel luogo si erano stratificate lungo più di dodici secoli, fino al neoclassicismo (quello artistico - di quello economico parliamo dopo) compreso:




passando per il Rinascimento:


e, naturalmente, per la Controriforma:


(l'animo di Paolo si esaltava nel riconoscere un santo della sua terra...).

Poi siamo andati a cena in un ristorante oleograficamente romano (dove però - notate la congiunzione - si mangia bene), tappezzato da foto della dolce vita, delle quali una mi ha colpito:


Gervaso ignoro cosa abbia mai fatto: non l'ho incontrato. Dell'altro ho la stima che ho di Einaudi, ma mi piace qui segnalare un simpatico paradosso. La sua frase "Conosco molti furfanti che fanno i moralisti, ma non conosco nessun moralista che non sia un furfante" credo possa essere sottoscritta da chiunque. Fatto sta che chi la pronunciò è diventato il padre nobile di quanti in Italia hanno trasformato il moralismo in categoria politica sostenendo il frame liberista della crisi da debito pubblico.

E chi è più moralista dei liberisti?

Lo studio della produttività, al quale mi sto dedicando di nuovo dopo una parentesi, riprendendo un percorso iniziato il primo maggio del 2013, è un ottimo terreno di analisi. Mi pare che esso offra una messe di esempi su cosa sia il moralismo: è, sostanzialmente, applicare giudizi di valore diversi a fattispecie uguali. Il moralismo è sempre asimmetrico, anche perché nasce come espressione di rapporti di forza, non di tensione etica: è lo strumento col quale l'oppressore vuole fiaccare il morale dell'oppresso.

Ma veniamo alla tecnica, che a voi interessa così tanto e a me così poco.

Le spiegazioni neoclassiche della relazione fra tasso di cambio e produttività si basano su una simpatica logica darwinista (nel senso becero del termine): il risultato aggregato migliora (e quindi il paese diventa più progredito, ricco e competitivo) se gli inetti a vivere vengono tolti di mezzo. Naturalmente l'apertura dei mercati alla concorrenza internazionale è uno degli strumenti più efficaci a questo scopo. Il modello più citato in questa letteratura è quello di Melitz e Ottaviano (2008), che considera imprese eterogenee, dotate di diversi livelli di produttività. La sintesi sulle relazioni fra apertura al commercio e produttività è a p. 307:


Il commercio incrementa la produttività aggregata costringendo le imprese meno produttive a uscire dal mercato. Che poi significa chiudere. Ovviamente nel paper c'è molto di più, ma non mi sembra di averci trovato un suggerimento su cosa far fare agli imprenditori che chiudono (e ai loro operai): alla fine, se il loro sacrificio contribuisce ad alzare il voto in pagella al paese, magari sarà il caso di manifestar loro un po' di solidarietà! Ma queste considerazioni eccederebbero gli scopi del lavoro, che è un lavoro di economia, più che di politica economica.

Mi interessa sottolineare l'atteggiamento mentale: salta chi può!

Ora, figuratevi se io sono contrario! Sapete bene che questa è esattamente la mia filosofia. Infatti, io salto, perché io può (e altri molto meno; p.s.: oggi siamo 2990-esimi).

Tuttavia, se le cose stessero solo così, allora noi, con l'entrata nell'euro, che ci ha alzato l'asticella della competitività di prezzo infliggendoci una valuta sopravvalutata in termini reali, saremmo dovuti diventare più competitivi, giusto?

Ma le cose, come sapete, sono andate in modo diverso.

Una spiegazione la troviamo in questo studio, altrettanto interessante, di Tomlin e Fung (2010), del quale qui trovate la versione working paper. I due autori chiariscono che le cose sono un po' più complicate di così: non c'è solo la giusta punizione degli inetti, che il Mercato scaccia dal suo paradiso con la spada di fuoco del fallimento. C'è anche la tecnologia, che ha le sue caratteristiche. Guardate un po' come la mettono loro:

Un apprezzamento persistente del tasso di cambio reale, se da un lato "forces from the market" gli "smaller less productive plants" (l'igiene del mercato!), dall'altro, però, riduce la scala alla quale operano le imprese più grandi, che vendono di meno (a causa dello svantaggio competitivo), il che, in presenza di economie di scala, le rende meno produttive. Il risultato complessivo non si sa quale sia, perché il lavoro utilizza micro-dati. Ma una cosa è chiara: ci sono anche liberisti che Adam Smith, se non lo hanno letto (è molto difficile che ciò accada oggi, poiché Smith non è "alla frontiera della ricerca"), per lo meno lo riscrivono:


Si sa almeno dai suoi tempi, come ricordava anche Sylos Labini nel 1983, che l'innovazione (per Smith: la divisione del lavoro), e quindi la produttività, dipendono dalla scala del mercato. Un cambio sopravvalutato deprime la produttività perché impedisce alle imprese esportatrici di sfruttare le proprie economie di scala.

Questa spiegazione combacia meglio con quanto vediamo nei dati (qui due disegnini banali dal mio ultimo lavoro con Christian):


Dove il cambio va su, la produttività va giù, e non ci sono santi: i dati questo dicono, e, come vi ho appena mostrato, lo dicono anche i modelli di quelli "bravi" (cioè degli economisti liberisti, se vivono in un paese relativamente libero).

Ho assolutamente fiducia nel fatto che un domani i nostri colleghi bravi verranno a dire a noi che il tasso di cambio reale conta! Non dovrebbe costargli molto, visto che il modello per "microfondare" questa banale verità (cioè per dire una cosa semplice in modo abbastanza complicato da sentirsi intelligenti) già lo hanno a disposizione (come forse loro non sanno, perché quando sei sulla frontiera guardarsi indietro è pericoloso)!

(...apro e chiudo una parentesi per segnalare che sì, in effetti voi, dopo cinque anni di miei sforzi, se vi siete applicati un minimo ne sapete molto di più di tanti miei colleghi - e anche molto meno di altri! Tuttavia, questa non è una buona ragione per interromperli...)

Ora, so far so good. Si può sempre argomentare che i dati non forniscono un messaggio univoco, e che further empirical research is needed per verificare se il selection effect (la strage degli inetti) prevalga sullo scale effect (la compressione dei bravi). Ma questo mi interessa poco. Quello che mi interessa evidenziare è il moralismo del mainstream. Vedete: prendiamo per buono il fatto che si debba alzare l'asticella per migliorare. Prendiamo per buono che chi debba alzare l'asticella e di quanto non sia un problema politico ma tecnico, o sia un problema politico e quindi non interessi i tecnici bravi. Prendiamo per buona questa logica.

Io, ripeto, la prendo per buona perché so di potermela permettere a vari livelli e in diversi campi (divertitevi leggendo questo post... erano altri tempi, o questa recensione, fatta da un tedesco, cioè da uno bravo)!

Quello che sento di non potermi permettere (e che nessuno, in ambito scientifico, dovrebbe permettersi) è utilizzare logiche diverse a seconda della convenienza politica.

Mi spiego. Quella dell'accesso al mercato estero, del livello al quale fissare il prezzo in valuta nazionale (livello tanto più basso quanto più alta è l'asticella del cambio), non è mica l'unica asticella che l'imprenditore si trova davanti!

Quella di cui parliamo, in definitiva, è l'asticella del costo del lavoro. Se il cambio è "alto" per il paese, il costo del lavoro per unità di prodotto deve essere "basso" per l'impresa, o all'estero non si vende. Il costo del lavoro per unità di prodotto diminuisce o se lo stesso operaio produce di più, o se lo paghi di meno, e sapete benissimo quale dei due obiettivi sia più facile da raggiungere nel breve periodo (vedi alla voce "jobs act").

Ma poi c'è anche l'asticella del costo del capitale!

Applicando il ragionamento che applicano ai cambi (e più in generale ai benefici dell'apertura internazionale), i nostri amici liberisti dovrebbero dirci che siccome un tasso di interesse alto "forza fuori dal mercato" le imprese che non sono in grado di assicurare una profittabilità sufficiente al capitale investito (se i tuoi profitti sono il 2% del capitale, non puoi pagare un prestito che ti costa il 4%), allora tassi alti assicurano un incremento della produttività attraverso l'effetto selezione (la famosa spada di fuoco che stermina gli inetti). Certo, forse anche in questo caso, si può argomentare, esiste un effetto di scala: se i tassi sono alti, i consumatori non possono indebitarsi per comprare i beni prodotti. Ma su questo si tenderebbe a sorvolare, perché di guadagnare, come sapete, nel simpatico mondo dei liberisti non se ne parla, o comunque se ne parla malvolentieri...

Ora, capita che i tassi bassi li abbia portati l'euro, e che essi siano stati sbandierati come un grande vantaggio dai guitti economicamente illetterati che hanno attribuito alla finanza pubblica una crisi di finanza privata (cosa sbagliata, come ammette anche il prof. Guerrieri nel post precedente). Quindi i liberisti, per motivi puramente politici, non possono essere coerenti. Se applicassero la logica dell'asticella anche al tasso di interesse (cioè al costo del capitale), come la applicano al tasso di cambio (cioè, di riflesso, al costo del lavoro), sarebbero costretti a dire che l'euro, abbassando il costo del denaro, ha allentato il vincolo di bilancio delle aziende, e in questo modo ha abbassato la produttività media, permettendo a imprese non efficienti di stare sul mercato "a buffo" (i romani spiegheranno...).

Ora, intendiamoci: non è che la disonestà intellettuale sia una condizione necessaria: è solo sufficiente. Insomma: se tutti i moralisti che conosco sono liberisti, ci sono però anche liberisti che moralisti non lo sono, ovvero (in questo caso), che applicano anche al tasso di interesse il ragionamento che i loro colleghi "bravi" applicano al tasso di cambio. Forse non ve ne ricorderete, ma ne abbiamo già parlato, occupandoci del "dividendo dell'euro" in risposta al Biretta (uno dei tanti studenti che tornano qui a trovarmi, come il Pantegana...).

Quindi?

Quindi si arriva sempre alla solita conclusione, quella dalla quale sono partito, suscitando strali, accuse di essere divisivo, accuse di narcisismo (è un difetto?), e via dicendo: chi difende l'euro o è ignorante, o è in malafede. Fino a qui la cosa non ci interessa (cosa che continuate a non capire: anche se forse non la capiscono solo gli ultimi arrivati). Il vero, oggettivo, problema è che chi difende l'euro è anche sicuramente incoerente, e questo ci interessa per il duplice motivo che è dimostrabile (a differenza dello stato psicologico di una persona, la coerenza logica del suo ragionamento è verificabile) e che è inammissibile in ambito scientifico (contribuendo quindi a screditare la scienza economica e in questo modo la stessa possibilità di articolare un ragionamento basato sui fatti: basta vedere cosa hanno imbastito quei quattro cialtroni piddini di Le Monde quando un grafico molto simile al secondo mostrato qua sopra è stato portato nel dibattito politico francese...).

Veramente, una simile incoerenza non è inammissibile solo in ambito scientifico.

Moralismo è alzare o abbassare asticelle, e più in generale vederle, a seconda della convenienza politica. Direi di più: moralismo è lo stesso ragionare in termini di asticelle, di ostacoli da frapporre (in base a quale autorità?) all'opera dei propri simili perché questi si dimostrino degni (in base a quale metrica?) di sopravvivere. Non c'è nulla più di questo tipo di ragionamenti che sia in grado di mettere a nudo la violenza, la disumanità intrinseca nel pensiero liberista. Una violenza che non ci possiamo più permettere. Avremmo bisogno di solidarietà, di un nuovo patto sociale. Cosa ci viene offerto da chi ci governa lo vedete, sapete le responsabilità di tutti e il percorso di ciascuno.


E, per oggi, non ho altro da aggiungere...

43 commenti:

  1. Buona domenica Prof. Potrebbe essere la Chiesa di Santo Stefano del Cacco? La benedica Dio Onnipotente: Padre, Figlio e Spirito Santo.
    Amen

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    1. Se il santo è Santo Stefano allora nel dipinto forse i santi sono due

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    2. Saulo emise la sentenza, ma non è scritto se partecipò al martirio. Non mi sembra di riconoscerlo, fra gli astanti, dei quali nessuno è riportato frontalmente (nell'iconografia cristiana le figure positive sono sempre riportate frontalmente o al limite di tre quarti. In ogni caso si devono vedere entrambi gli occhi).

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    3. Come non detto, mi sono riletto il passo e mi sono reso conto di essermi sbagliato. Saulo era presente alla lapidazione, ma non faceva parte del sinedrio, perciò non partecipò al processo che nel caso di Santo Stefano fu piuttosto sommario (si riporta la lapidazione, ovvero la pena per i bestemmiatori, ma è presentata come applicata sull'onda emotiva piuttosto che come frutto di una regolare sentenza).

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  2. L'asticella salvifica me la ricordo bene. Leuropa ci avrebbe costretti ad essere più morali e produttivi, e ci avrebbe salvati da noi stessi... Ogni tanto ripenso a come sono arrivato qui, e a come vedevo le 'cose economiche' prima di essere invitato a ragionare sui fatti. Da una parte, mi stupisco dell'efficacia della propaganda (li ricordo bene su di me, i suoi effetti); dall'altra, mi sento di comprendere chi ancora ragiona per luoghi comuni (perché anch'io ragionavo in quel modo). L'asticella salvifica...

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  3. Non servono soldi x leggere libri. Esistono ancora (x ora) le biblioteche. Se non mi avessero definitivamente tolto ogni possibilità di lavorare avrei preferito comprarli, vuoi mettere.
    Quindi non ci sono scuse x nn leggere.

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  4. io ho incominciato a leggere da subito questo post ma dopo un preciso percorso "intellettivo".
    Mi chiedevo (avevo paura, ora ho terrore) sui motivi della crisi e avevo letto
    http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2010/5/13/4110-Se-cade-anche-il-muro-dell%27euro/

    letto e messo di lato (nel senso che mi sono preso tempo per approfondirlo).
    Ho trascorso del tempo a chiedermi se corruzione e debito pubblico fossero i problemi e mi sono fatto i miei controfattuali:

    1) "se fosse la corruzione il problema perché USA, Irlanda e Inghilterra sono saltate per prima mentre Corea del Sud e Cina crescono?"

    2) "se fosse il debito pubblico perché il Giappone va avanti mentre USA, Irlanda e Spagna sono saltate subito?"

    Insomma, ho messo di lato queste ipotesi ed ho da subito cominciato a leggere il blog.

    Perché è piaciuto? perché banalmente tecnico!
    alla fine se uno impara la tecnica (ovvero la pratica della crisi) comprende i meccanismi e quindi le implicazioni!
    e poi avevo un pallino (sin da ragazzino) ovvero la questione legata alle regole che per me guidano i comportamenti (utile l'esempio di Keynes ai tempi della crisi del 29).
    Ero terrorizzato (e lo sono ancora) sulle implicazioni sociali.


    Detto questo, passando alla questione industriale.
    Adesso, vivendo al Nord (al Sud non essendoci industrie non puoi avere una idea!) un'idea me la sono fatta.

    1) va compreso cosa è successo con la rivalutazione del 95-96 ovvero quali aziende sono state spezzate via (quelle a più basso valore aggiunto per me e tutti qui parlano del tessile ma non saprei veramente se questa mia impressione sia corroborata dai dati).
    TUTTI PERO' lamentano una crisi per concorrenza su bassi salari (e rido) del sud-est asiatico.

    2) finita questa "parte" immagino ci sia stato un riassetto.
    E posso cmq portare una mia esperienza anche dal Sud avendo visto un po' di bilanci di imprese (piccole cmq).
    Su 30 bilanci NE RICORDO SOLO UNO SENZA INDEBITAMENTO (ECCESSIVO) bancario.
    tutti dei colabrodo con risultati economici e di cash flow pessimi (tranne un altro.. ovvero solo 2 su 30 con risultati buoni e 1 su 30 senza indebitamento).
    NON CAPIVO (non scherzo) perché le banche le finanziassero.
    Cazzo, te lo insegnano all'università le curve di domanda e di offerta.. ahahahahahhahahahahahahaha
    Ora so che è stato l'euro (ciclo di Frenkel).

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  5. 3) onestà degli italiani. Ho visto che qua gli stipendi sono stati adeguati in base alle contrattazioni sindacali.. pertanto non si è fatto una reale deflazione!
    Si può immaginare immediatamente il divario di produttività che si è creato in 10 anni!!

    4) il combinato disposto dei punti precedenti mi ha condotto ad un pensiero su altri settori economici della nostra economia ovvero di quelle industrie che abbisognano di grosse economie di scala (industrie più o meno pesanti e più o meno legati ad enormi volumi di vendita).
    Per queste, il fatto che prima gli hai "segato" la parità e poi via via eroso la competitività (via maggiore inflazione indotta da crescita salari e aumento prezzi verso l'esterno), ha portato nel tempo ad una minore competitività.
    E queste industrie/fabbriche via via stanno sparendo (che poi sono quelle che danno posto di lavoro agli ingegneri.. eh).
    E rimangono allora solo le aziende di nicchia e che per il loro lavoro possono essere "uniche" (metalmeccanica o produzioni particolari).


    Esempio per la nostra attività (azienda per cui lavoro) a basso valore aggiunto.
    Abbiamo un gap di prezzo (sul valore del fatturato) del 15% (non scherzo).
    siamo una azienda da 22-24ml di fatturato e dovremmo competere con un'altra (non scherzo) tedesca che fattura più di 1mld (non so se avete idea della differenza!!!*).
    Avendo eroso i margini negli anni, non ci sono mai stati investimenti (investire fa paura, credetemi.. a prescindere dalla sciattezza manageriale).
    Investimenti è un termine lato.. implicano investimenti per le conoscenze delle persone, sull'organizzazione e così via.
    Zero di zero.
    Alla fine uno vede solo la fine e quindi..

    e qui ENTRA L'AUTORAZZISMO (dei pirla) ovvero si è operato una selezione per demeriti.
    Tu vedi la fine e pensi: "se lo meritano, sono dei pirla!".
    E allora gli articoli bocconians sulla sciattezza del management italiano.**




    *supponiamo di avere 2 macchinari piccoli mentre l'altra ne ha 4 enormi.. questi producono di più ma alla fine non hanno bisogno del doppio di operai! toh, ecco la produttività per dummies..


    **certo, basta parlare con gli stranieri.. aahahahhahahahahaha
    anche qua ci sarebbe da scrivere dei trattati

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  6. Il concetto che a una diminuzione dei competitor (con, nel caso europeo, i piccoli/medi che vengono trafitti dalla spada di fuoco) corrisponda una diminuzione della scala e un conseguente svantaggio competitivo per chi rimane nel mercato andrebbe ricordato ai difensori a spada tratta della grande impresa, che sembrano non volerlo riconoscere.
    Come fanno i grandi capitalisti a non comprendere che i loro obiettivi di breve periodo, quali l’aumento della concentrazione aziendale o la distruzione della domanda interna a favore di una politica mercantilista, non recheranno danni di lungo periodo a loro stessi? Perché di un capilista si può capire il menefreghismo sociale verso le classi subalterne, ma non un atteggiamento masochistico. O no?
    Questa è una domanda rimasta ancora irrisolta. Sempre che non mi sia perso la risposta nel “magma”.

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  7. A conferma di un concetto espresso più volte in questo blog, cioè il tradimento della sinistra, rimane sempre attualissima e utilissima la lettura dell'intervista ad Enrico Berlinguer realizzata da Sclafari nel 1981 (basta googolare per trovarla ed è gratis). Nella predetta intervista Berlinguer sottolinea tre concerti base che evidenziano la conversione Liberista dell'allora Partito comunista:
    - Austerità (tanto cara a Leuropa e a Monti)
    - Riduzione del Perimetro dello Stato (vedasi BC indipendente, privatizzazioni e demonizzazione della SpesaPubblicaImproduttiva e del DeBBBitoPuBBBlicoBrutto)
    - Questione Morale (il moralismo esaminato nel post).
    Se si vuole una spiegazione più vasta e profonda (a pagamento) della deriva liberista della sinistra italiana ed europea, oltre ai due libri di Alberto, vi consiglio la lettura di altri due testi, LA SCOMPARSA DELLA SINISTRA IN EUROPA di Pivetti e Barba e LA DIGNITÀ DEL LAVORO che riporta gli scritti di Federico Caffè.

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  8. Io sono arrivato su questo blog nei primi mesi del 2012 (quindi circa = 60) e ci sono arrivato -in ultima analisi- per l' esatto mitivo per cui Lei il blog lo ha aperto:
    Mi sentivo solo!
    Solo nel vedere cose ovvie; financo banali -che nessuno senbrava (voler?) vedere.

    E l' uomo no. Non e' nato per stare da solo (questo non vale per eremiti, tiranni e libberisti, che pero' dovrebbero essere delle eccezioni), credo sia scritto pure nella Bibbia e non e' necessario essere cattolici e manco cristiani per capirlo.

    Sono molto d' accordo con l' idea di preferire un sincero perdente di OGGI (un eventuale partito "no€") a un "vincitore" di oggi (ma sconfitto domani per l' eternita' o dalla Storia; per dirla col profe).

    (Penso che sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta. Alla sua gestione. All’umanità che ne scaturisce. A costruire un’identità capace di avvertire una comunanza di destino, dove si può fallire e ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano intaccati. A non divenire uno sgomitatore sociale, a non passare sul corpo degli altri per arrivare primo
    In questo mondo di vincitori volgari e disonesti, di prevaricatori falsi e opportunisti, della gente che conta, che occupa il potere, che scippa il presente, figuriamoci il futuro, a tutti i nevrotici del successo, dell’apparire, del diventare…. A questa antropologia del vincente preferisco di gran lunga chi perde. E’ un esercizio che mi riesce bene. E mi riconcilia con il mio sacro poco.[P.P. Pasolini])

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    1. comunque sta cosa non è di Pasolini. Circola in rete come un relitto da anni e non mi aveva mai convinto quindi ho verificato
      http://videotecapasolini.blogspot.de/2016/09/il-valore-della-sconfitta-un-falso.html

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    2. Ah. Non lo sapevo. Grazie.

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  9. "Ora, il punto è semplice: se nessuno ha la maggioranza, parlare "ai nostri" non basta! Bisogna parlare anche "ai loro", cioè agli altri."
    Ecco, bravissimo Prof. Sia coerente con questo assunto invece che bloccare utenti che hanno solo postato una mail mandata alla BCE e che non l'hanno mai infastidita (avevo risposto ad un utente dimenticando di "staccare" gli altri). Tra i tanti utenti vi sono quelli che non cambiano mai idea perchè usano la parte istintiva, quelli che usano la razionalità perchè guardano ai dati. SE lei priva di confronto con questi non riuscira' mai a conquistare "ai loro" ovvero gli altri. Addio. BULLFIN74

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    1. Ma scusa, hai fatto la fatica di venire qua dentro solo per vomitarvi il tuo risentimento da educata mal punita?

      Questo blog è una miniera, c'è di che muovere il culo e studiare per mesi, e tu invece esprimi solo il disagio di chi non ha capito niente di Bagnai e dei termini concreti in cui, suo malgrado oppure no (chettefrega?) è costretto a condurre la sua battaglia - compreso bloccare gente e prendere a legnate anche i più fedeli tra i suoi followers, ogniqualvolta piscino fuori dal vasetto!

      Di quella battaglia evidentemente ti preme assai poco, se non ti periti di anteporvi il tuo ego fighetto.

      Ma studia e ringrazia, Dio santo, altro che addio!

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    2. EducaNDA non educata. Chiedo scusa.

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  10. Stamattina rientravo a casa da una località montana in cui sono andato a prendere un po' di fresco. Avendo bisogno di un altro caffè mi sono fermato in un bar a fondo valle. Il barista, sulla settantina, ascoltava un notiziario alla radio. Alla notizia delle scaramucce parlamentari sullo ius soli scuote la testa e mormora, comunque comprensibile: "per un pugno di voti...maiali!". Decido di gettare benzina sul fuoco, lo guardo, scuoto la testa anche io e dico: "finirà male". Mi dice: "certo, probabilmente soprattutto per loro, ci vogliono far diventare schiavi e ci metteranno uno contro l'altro ma non siamo mica scemi".
    Tornando all'auto dico a mia moglie: "se lo ha capito anche il barista 70enne valdostano forse siamo più avanti di quanto crediamo". Magari mi illudo ma oggi il mio umore è migliore.

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  11. Tra l'altro, come ti dicevo nella fogna, la frase di Montanelli non è nemmeno sua ma di Renan. Questo lo dico solo perché mi par giusto togliere a Cesare quello che non è di Cesare.

    Anche se debbo dire che la tirò i ballo in modo azzeccatissimo, al culmine di una lite con il gran visir di Tutti i Piddini, LUI, Eugenio "che Dio ti fulmini, anche se non lo farà mai abbastanza” Scalfari.

    Verrebbe da dire, stronzificando un poco, una bega tra fascisti. Laddove quello che mi sta meno sui coglioni, ovviamente, è CilIndro: almeno lui è sempre stato un dichiarato Anticomunista ed, appunto, un liberista "di fatto", anche se non so fino a che punto totalmente consapevole di ciò, come peraltro molti fascisti archeologici di oggi e di ieri.

    Già: fascisti (e naturalmente antifascisti) archeologici, brava gente questi “Sinistri” e “Destri” da Clash Royale ; io mi gioco un “Mussolini” e io ti rispondo con un “Togliatti” (buono quello…).

    Tanto impegnati a suonarsele da non avere capito di aver appoggiato, per lustri e lustri, gli uni una coalizione sedicente “Di sinistra” capeggiata da un democristianazzo di ferro, Romano “Con L’Euro guadagneremo di più e lavoreremo di meno” Prodi; e gli altri una coalizione sedicente “Di Destra” capeggiata dal satrapo per eccellenza Silvio “mi consenta” Berlusconi , direi proprio un’archetipica incarnazione della destra tradizionale “Dio, Patria e Famiglia”... ma vaffanculo!

    Ecco, in questa sede, GIUSTAMENTE e tra l’altro con un palese “doloroso disperato fastidio” che spero tutti abbiano notato, si è ripetutamente stigmatizzata la palese contraddizione dei “sinistri”.

    Ma non è che i “destri” abbiano scherzato anche loro. A tal proposito suggerirei di leggere questo scritto di tal Pecchioli . Non so chi sia e non ho tempo perché me ne freghi un cazzo! (sono un poco fascista anche io…). Dico solo che ai tempi pare votasse Alleanza Nazionale: quindi non è un comunista che parla male dei fascisti (a tanto siamo ridotti).

    Come del resto invito “i destri archeologici”, a leggere anche la Storia di Italia del ventennio e della WWII di Montanelli, già proprio Lui. Certamente, ad evidenziare le "prodezze" (Prodi-ezze... va be') di un Io Io al cubo come Mussolini e del fascismo, non è un comunista! Certo poi, secondo me, è carente di visione “materialista storica”, ma forse non si può nemmeno pretendere che l’avesse un “liberista di fatto” che, come tu dici in modo sacrosanto, è stato il

    “padre nobile di quanti in Italia hanno trasformato il moralismo in categoria politica sostenendo il frame liberista della crisi da debito pubblico.”

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    1. Alex, hai sollevato un punto molto importante, secondo me fondamentale. Alberto è un uomo che viene da una certa storia, l'ha ricordato più volte. Ha fatto il suo bastonando giustamente e santamente la sinistra. Questo ha tra l'altro avuto l'effetto non secondario di far capire a destra (leggi Lega) che il tema dell'euro (con annessi e connessi) poteva essere (legittimamente) sfruttato per pescare voti anche a sinistra, tra "gli altri", il che è un bene.

      Dio sa quanto ci sarebbe bisogno dello stesso lavoro a destra. Perché non ci prendiamo per il culo. La sinistra ha certamente tradito (e deve pagare) ma la dittatura del proletariato in Italia non c'è stata, per cui l'accondiscendenza a destra e nella cultura cattolica verso politiche che stanno decimando la famosa maggioranza silenziosa (la classe media insomma) dovrebbe essere oggetto di riflessione. E questo è un lavoro che andrebbe, preferibilmente, fatto a destra da persone che vengono da destra. Il che forse aiuterebbe per converso la sinistra che conta ad uscire dall'attuale stallo perché non sentirebbe solo sulle proprie spalle il peso di scelte sciagurate.

      Certo come qualcuno ha ricordato anche qui (Buffagni per esempio) il mondo cattolico, per fare un esempio, è un mondo in tensione e diviso tra "mondialisti" e "identitari" (mi scuso con Buffagni ma non ricordo al momento le categorie che ha utilizzato ma ci siamo, spero, capiti). Vorrei però far notare che gli identitari di Tempi son quelli che hanno pubblicato cose imbarazzanti sulla presunta origine della crisi. Saranno pure identitari e quindi (?) dalla parte giusta ma purtroppo senza capirci un cazzo, il che fa sorgere qualche dubbio.

      Ora non so se Tempi abbia corretto il tiro o meno. Magari lo hanno fatto e amen. Il punto è che di Tempi a me interessa fino a un certo punto, perché quella non è la mia cultura politica ma chi condivide quella cultura dovrebbe interessarsene o almeno credo. O forse Bagnai mi ha abituato troppo bene, portando avanti una critica serrata e proficua della sua (e per quel che conta mia) parte politica.

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    2. Il riferimento era a questo pezzo: http://www.tempi.it/per-uscire-dalla-crisi-economica-bisogna-leggere-piu-bibbia-e-meno-paul-krugman#.WUcC_HSpXqA

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  12. Indubbiamente "chi difende l'euro è anche sicuramente incoerente", credo che a loro importi ben poco. La coerenza non è una virtù dei nostri giorni. Credo che la violenza del pensiero liberista abbia in se la sua cinica coerenza, inasprire sempre di più "le regole" a vantaggio dei pochi membri delle élites e a svantaggio della stragrande maggioranza della popolazione.
    Conoscerti per me è stato utile per capire quale strumento utilizzano qui in Italia. Come tu mi hai insegnato non è uno strumento scelto democraticamente, l'euro ci è stato imposto. Il resto della narrativa è volto a renderlo accettabile, desiderabile e comunque irreversibile.
    Il problema è diventato politico e qui la situazione è a dir poco tragica. Si è preparato il terreno molti anni fa rendendo via via indifferenziabili i vari soggetti politici. Le leggi elettorali, più o meno maggioritarie, hanno portato a un'allontanamento progressivo dall'interesse per la politica della gente comune. La strada è spianata, la privatizzazione della sanità, della scuola sarà l'ultima svendita. Da nazione virtuosa, con cittadini capaci di risparmiare, diventeremo una popolazione che vive indebitandosi e con una parte consistente che vivrà di "oboli di cittadinanza". Se una salvezza ci sarà non verrà dalla rappresentanza politica degli italiani, non nel breve periodo almeno.
    Forse la lotta fra i membri del Capitale potrà indebolire l'uno o l'altro, ma non dimenticheranno il loro cinico obiettivo appena ci sarà la tregua.
    Di fronte a questo pessimismo mi affido al fatto di non essere un economista e neanche un politico. Questa è la mia speranza, il sapere di non sapere mi apre alla possibilità che ci possano essere sviluppi e cambiamenti positivi.
    In ogni caso, questo viaggio da te ideato, percorso insieme a tutti, pur nella sofferenza, è un'esperienza unica.

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    1. Esatto. Quell' "unica" è per me motivo di tormento. O la democrazia nasce dalla consapevolezza delle dinamiche oggettive in atto o non nasce (cit.) Ho pensato: io e Alberto condividiamo la stessa utopia. UTOPIA? Abbiamo un grosso problema, non può essere.

      Non riesco, ora, a vedere uno sbocco, ma la via che ci hai indicato è da percorrere fino in fondo.

      Se da "unica", diventasse un metodo diffuso ecco che il mio tormento si trasformerebbe in qualcosa d'altro. E' per questo che provo a frequentare i famoerpartitisti. Di relazionarci abbiamo bisogno. Ma il relazionarci più che unirci ci divide. Il famoso "fuscello" Prof.? Se è utopia è per me tormento. E non penso a me. Sono anni che progetto una vita distante dalla moltitudine con un lavoro che ha una strozzatura dal lato dell' offerta ed io e la natura ma...provo sempre un senso di comunità e un istinto protettivo verso i più giovani di me (non ho figli e credo mai li avrò, poi gli imprevisti...). Mi porti alla frontiera della ricerca. Struggente ma bello.
      Diciamo che fortunatamente i miei binari esistenziali si sono sovrapposti ai tuoi nel 2014 in un incontro fortuito col TDE in biblioteca (coincidenza)ed è naturale che li senta così intimamente miei da percorrerli fino all' ultimo. (Senza i tuoi sforzi la fitta nebbia e l' assordante rumore avrebbe confuso la mia mente) ma quell' esperienza unica mi tormenta. Non voglio sia unica, vorrei diventasse un metodo condiviso e diffuso.
      Per questa ragione l' altra sera su twitter auspicavo un convegno con te e Mauro Scardovelli. Chissà se questo o qualcos' altro potrebbe lenire questo tormento. Ma non ti voglio tormentare dicendoti cose che già sai e che tormentano anche te.

      Sei unico e la priorità, l' urgenza, è sostenerti, ora.

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  13. “Ovviamente sarebbe importante sapere da ognuno di voi cosa vi ha portato qui”.

    Ho cominciato a leggere gli articoli del blog e completato la lettura dei suoi libri circa 2 anni fa.

    Nel mio caso di italiano che vive all´estero da parecchi anni, ho trovato nei suoi libri e nel blog un´analisi rigorosa e argomentata della realtà europea e delle cause della crisi. Poi, delle proposte concrete e di buon senso per uscirne, al riparo dalle semplificazioni e dalle verità preconfezionate. Sullo sfondo , amore e rispetto profondo per l´Italia, che dovrebbe essere alla base dell´impegno politico e sociale di ogni cittadino.

    Le discussioni dei post arricchiscono poi sempre la riflessione.

    Il blog e i suoi libri mi hanno ridato passione per la politica e per la partecipazione, nonché spiegazioni convincenti di molte cose che ho visto e vedo in Europa non per sentito dire, ma con i miei occhi.

    Io vivo a Berlino ma sono per lavoro praticamente ogni settimana in giro per l´Europa. Quello che dice lei sulla realtà tedesca , il fatto che è ben lungi da quell´ ideale di perfezione che viene veicolato dai media, è vero al 100%. Avrei cosi tante storie da raccontare in proposito, e non certo aneddoti, ma non è questa la sede.

    Succede che quando sono in giro per l´Europa per lavoro, in aereo o in nella camera d´albergo , apro spesso alla fine della giornata il blog o (ri)leggo un capitolo dei suoi libri. Trovo sempre uno spunto nuovo di riflessione.

    Io sono quello che ha studiato (anche) con Guerrieri e sono rimasto molto dispiaciuto da come il mio ex Professore si è comportato nel dibattito, e anche da come si è rivolto in alcuni tratti a lei. Non aggiungo altro perché è stato detto tutto o da lei o da altri lettori del blog.

    Lei svolge un lavoro originale di analisi, elaborazione e proposta che le deve essere costato e le deve costare uno sforzo enorme. Di questo non si può non avere un enorme rispetto, da estendere a tutto lo staff di Asimmetrie. Io sono tra coloro che sostengono questo lavoro concretamente .

    E quindi ecco che cosa mi ha portato qui: appartengo a quella parte di italiani che, senza retorica ma anche senza alcuna stupida vergogna di dirlo, ama il suo paese. Non lo disprezza, non lo oltraggia, perché non se lo merita, e vuole semplicemente impegnarsi per renderlo più giusto, conscio e rispettoso del suo enorme potenziale di intelligenza, creatività ed operosità.

    Qui credo di aver trovato un luogo dove posso discutere e dare il mio contributo per migliorarlo: anche se l´ho dovuto lasciare, non lo voglio abbandonare.

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  14. sono qui perchè ci ritrovo le stesse riflessioni che faccio (ad un livello inferiore al tuo, caro Prof.) Circa la diminuzione della produttività, aggiungerei che, secondo le mie "indagini" sul campo,non è vero che alzare l'asticella della competitività elimina dal mercato solo le aziende meno produttive, anzi spesso distrugge quelle che hanno effettuato investimeni e sono quindi finanziariamente esposte. Cioè gli impianti più recenti, quelli tecnologicamente avanzati spariscono e rimangono gli impianti obsoleti già ammortizzati. Alla faccia della competitività!

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    1. scusate: ho da aggiungere qualcosa. (Ormai cerco di andare su le orme del Prof. anche nello stile). Qualcuno potrebbe far presente che questi impianti tecnologicamente all'avanguardia che non hanno saltato l'asticella (per i motivi sopra detti) continueranno a produrre in una nuova "company". Sbagliato! Molto frequentemente vengono trasferiti all'estero in Paesi di recente industrializzazione, ma senza la parte tecnologicamente avanzata (elettronica/automatismi) in quanto nei Paesi di destinazione manca l'assistenza tecnica ed il costo della manodopera è relativamente basso che compensa una produttività tecnica molto più bassa. Quindi abbiamo una diminuzione globale della produttività. (dimenticavo: gli automatismi elettronici vengono buttati "al ferraccio". Visto con i miei occhi!)E tutto questo accadimento viene esaltato come progresso.

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  15. Due riflessioni:
    1. la forza delle tesi espresse in questo blog (mi si perdoni se uso il termine "tesi", non sono un economista quindi non ho le competenze per sapere se ciò che viene scritto è giusto o no) è la coerenza, ossia il ragionamento sottostante spiega tutto senza contraddizioni. Le giustificazioni di chi cerca di veicolare la fede eurista (ragionamento trasferibile anche a temi più attuali: vaccini, terrorismo, immigrazioni, pacifismo, ecc) sono intresicamente contraddittorie e quindi non possono essere corrette.

    2. riguardo l'ultimo paragrafo, per i nuovi e non, segnalo il link de Il Pedante in qui si parla di meritocrazia. http://ilpedante.org/post/appunti-di-meritocrazia

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  16. Io sono arrivato qui tramite un mio parente che mi ha fatto conoscere icebergfinanza (si parla del 2014).
    Dato che ci capivo molto poco ho cercato di documentarmi un po' di più leggendo i link proposti, uno dei quali diretto su questo di blog.
    In quel momento tutti i puntini vennero collegati mostrando il disegno e, come quei giochi visivi, una volta visto il disegno non posso fare a meno di continuarlo a vedere.



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  17. Io arrivai qui nel 2011, poche settimane prima dell'insediamento di Monti. Mi sembrava che qualcosa non quadrasse nella narrazione eurista, e una rapida ricerca su google restituì questo blog come risultato. Ma il post per cui ti sarò sempre grato in eterno (e non solo io) fu quello in cui davi un'interessante lettura del mito di Caino e Abele. Quel post ha allargato i miei orizzonti in un modo che non credevo possibile, illuminando di un senso nuovo parole antiche che credevo di aver dimenticato. Quello che sto facendo oggi origina in parte anche da te e da quel post.

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    1. Arrivai qui poco dopo l'insediamento di Monti. C'era qualcosa che non mi quadrava, non mi era piaciuto per nulla come era stato fatto fuori Berlusconi.
      Scrissi tutti i miei dubbi ad un caro amico che abitava a Londra che mi rispose: " Dai un'occhiata a Goofynomics".
      Bingo!

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  18. Hey, quel quadro lo conosco: si chiama Lapidazione di S. Stefano ed è attribuito a Cesare Nebbia, un pittore manierista che partecipo' anche a grandi imprese della Storia dell'Arte.

    Non so identificare la chiesa, forse perché sono un povero polentone nordico e il pittore opero' nell'Italia centro-meridionale.

    Saluti goofynomici da un accolito novizio.

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  19. Professore, io ho scoperto che lei esiste leggendo il noto blog ortottero. Certo, per trovare le risposte, bisogna almeno porsi le domande...

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  20. A me ha portato qui il sospetto. Non riuscivo a capire come,nell'epoca del dittatore Berlusconi, fosse nato un mercato, e pur ben lucroso, antiberlusconiano. Un po' strano come dittatore

    E ci sono arrivato tramite Donald (non Trump, l'altro); io non mi vergogno delle mie umili origini. Dopo tutto Nostro Signore era figlio di un falegname.

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  21. Correva l'estate dell'anno 2011, quando imperversava ovunque il grande "spread". Totalmente a digiuno di economia non riuscivo a capire come fosse possibile una cosa del genere: che i mercati potessero dettare legge ad un'intera nazione, e questo nonostante a guidare la nazione ci fosse lui, che non mi stava particolarmente simpatico.
    Ho iniziato a divorare qualsiasi informazione la rete potesse fornire sull'argomento debito pubblico, titoli di Stato, moneta, ecc. passando anche per luoghi maleodoranti (non sapevo ancora perchè, ma la puzza la sentivo).
    Fino a che, all'inizio del 2012, commentando sul FQ, non vidi un link a questo blog postato da un certo "quarantotto", a quei tempi assiduo commentatore di articoli del FQ che vertessero su economia, Leuropa, ecc. ecc.
    "The rest, they say, is history"

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  22. Qui ho imparato che al libberista de noaltri piaceva il mercato ad eccezione di quello della moneta; che bollava come immorale la svalutazione monetaria mentre auspicava quella dei salari dei lavoratori; e che gli piacevano le esportazioni ma non le importazioni così come i crediti ma non i debiti. Quest'ultima puntata devo ancora digerirla bene ma ringrazio anticipatamenteil Prof per i collegamenti che mi aiuteranno a capire meglio.

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  23. Non vorrei sembrare sacrilega, ma ragionare in termini di asticelle, di ostacoli da frapporre, di prove da superare perché gli uomini (o la loro anima) si dimostrino degni di sopravvivere (per l'eternità) è un'idea nata molto prima del liberismo.
    Forse questo attecchisce così bene perché la religione gli ha preparato un fertilissimo substrato culturale. Come quello di aver fede nei dogmi, mettendo da parte la presuntuosa e fallace logica umana. E molto altro.

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    1. Nell'Avesta c'è un passo: chi di voi due si alzerà per primo, raggiungerà il Paradiso.

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  24. da der Sieg des Kapitals di Ulrike Herrmann:

    Per porre fine alla catastrofica situazione economica [a seguito della crisi del '29] vennero posti in atto provvedimenti restrittivi quali tagli radicali alle pensioni e alle retribuzioni dei funzionari statali, aumenti consitenti dell'imposizione fiscale.

    Questo atteggiamento acuì la crisi, fatto che molti politici conservatori salutarono addirittura positivamente. Erano dell'idea che la depressione potesse avere un effetto purificante. Immaginavano l'economia come una giungla dove il più forte sopravvive cibandosi dei più deboli destinati a soccombere. La depressione veniva intesa come una specie di moderno tribunale assoluto che puniva la depravazione morale della società capitalistica. Celebre una dichiarazione dell'allora ministro delle finanze americano Andrew W. Mellon „liquidare il lavoro, liquidare i titoli di credito, liquidare le aziende agricole, liquidare i beni fondiari... questo espellerà il marciume dal sistema. Gli stili di vita costosi si ridimensioneranno. La gente lavorerà duro e tornerà a condurre uno stile di vita consono ai valori morali che saranno ripristinati. Gli imprenditori valenti rileveranno i rottami di quelli meno capaci“

    Il moralismo pare essere da sempre una caratteristica dei „briganti nel tempo“ (film del regista georgiano Otar Iosseliani che proprio di questo tratta).

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  25. Chi di voi clicca per primo avrà diritti agli incentivi INAIL. Non è una battuta, funziona davvero così. Niente di nuovo.

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  26. L'invito a leggersi i libri io (che sono uno dei tanti che l'ha ricevuto), personalmente, non l'ho trovato inopportuno. Certo, ho avuto una reazione istintiva ed interna di orgoglio, però l'ho anche rapportato con la mia esperienza personale (lavoro). Se uno si sforza a costruire la miglior e più organica, documentata versione di una certa "idea", quando riceve una domanda da una persona che non l'ha letta pensa: ma se io mi sono sbattuto per immaginarla, pensarla, costruirla, scriverla; tu potevi almeno leggerla prima di chiedere! E soprattutto, tale domanda non potrà migliorare il lavoro in corso (se non nell'aspetto divulgativo per il suo essere genericamente "domanda") perché si tratta di una questione già analizzata e "revisionata". Spero che il resto delle persone che l'hanno ricevuta ,o che la riceveranno, la interpretino in modo altrettanto costruttivo.
    Un problema importante è invece stato sottolineato altrove: la quantità di lavoro (o contro-lavoro) da fare vs il numero di persone che partecipano attivamente. Gira e rigira, in un mondo di feroci rapporti di forza, le risorse fanno la differenza.
    Sul cosa possa portare uno qui o trattenerlo, per il mio caso ci ha visto giusto: la voglia di unire i puntini (del resto da piccolo mi piaceva tanto). Credo che una parte di noi non si è mai fidato, senza saperne spiegare bene il perché o coglierne a fondo certi aspetti (io entro in questa categoria). Un'altra parte si è invece fidata troppo o ciecamente, per motivi "giusti" o "sbagliati" e si è invece scontrata con la realtà.
    Per esperienza personale mi sembra che il lavoro sulla seconda categoria sia (per risultati percentuali e quantità di lavoro) il più infruttuoso e frustrante (anche se non meno utile).

    Saluti cordiali e grazie per il post, molto bello :)

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  27. Roberto Gervaso è quel giornalista con cui Montanelli scrisse alcuni volumi della Storia d' Italia, opera monumentale infarcita di un altrettanto monumentale autorazzismo. Memorabile la chiosa alla fine della storia di Roma, su come gli italiani siano indegni di avere una simile capitale, o quella sulle varie cause della sconfitta nella seconda guerra mondiale, dove il nostro spiega che gli italiani sarebbero un popolo imbelle dai tempi di Caracalla. Ho avuto la ventura di leggerne diversi volumi al liceo, per fortuna sono sempre stato un feroce e bieco nazzzionalista e non ho mai dato retta a certe scempiaggini.

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  28. Ricordo benissimo quale fu il mio personale punto di non ritorno rispetto a "parole che suonavano false" e sulle quali Goofy mi ha aiutato ad unire i puntini. Era il 2011 e Berlusconi era stato tolto dalla scena così, all'improvviso, come non fosse mai esistito. La sinistra, di cui facevo parte, intorno a me gioiva e si emozionava per l'arrivo del salvatore Monti. Fu la prima volta che mi sembrarono allucinati. Per quanto avessi voluto con tutte le mie forze che il Berlusconismo finisse, non riuscivo proprio a trovare speranza in quello che stava succedendo, non era quello il modo e non era Monti la persona. Insomma, percepivo lo spostamento d'aria dei cetrioli che arrivavano.
    Fino a che mi capitò quasi per caso tra le mani Il Tramonto. (Succedono cose che sono come domande, passano anni poi la vita eccetera eccetera).
    Grazie ancora di cuore

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  29. Qui ho trovato un discorso coerente in ogni dimensione. In primis, la conferma che qualcosa che arriva dall'alto raramente e' nell'interesse delle maggioranze. Poi, la sensazione di essere in gabbia, qui e' stata razionalizzata. Il mio lavoro mi piace, ma dopo trent'anni cambierei, farei altro, magari l'insegnante o altri lavori la cui utilita' sociale sia piu' diretta. Ma appunto lo Stato non puo' piu' spendere. Terzo, son sempre stato desinistra, non so esattamente cosa significhi ma solo qui ho trovato chiarimenti...

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